Il Maestro e il Discepolo

aikido gruppo La parola discepolo dal latino discipulus allievo, che a sua volta deriva da discere, apprendere;
si riferisce a chi studia o si rifà agli insegnamenti di un Maestro.

La parola “discepolo” si riferisce a colui che accetta di seguire la disciplina impartita dal Maestro, allo scopo di correggere le impostazioni errate della propria vita e sviluppare le proprie potenzialità fisiche, mentali e spirituali latenti.

Il Maestro Shi-Wan-Heng spiega che: “Il rapporto tra Maestro e discepolo dura tutta la vita, ed è fondato sull’autorità di colui che sa e l’umiltà di colui che impara. Questo sistema non prevede né voti né esami, solo sete di sapere e voglia di insegnare”.

Il Maestro Shi-De-Cheng aggiunge inoltre: “Il discepolo impara a conoscere dal suo Maestro religione e storia, l’armonia del corpo e dello spirito, il controllo della materia e i principi fondamentali della vita e della natura”.

I filosofi dell’antichità usavano il termine “discepolo” per indicare gli alunni attaccati a un Maestro che insegnava loro quanto faceva parte del campo della conoscenza. Questi discepoli l’ascoltavano, ritenevano le sue riflessioni, vivevano anche con lui, a casa sua. Erano legati al Maestro da un legame intellettuale, talvolta sentimentale. Finivano con fare proprio il pensiero del Maestro, a comprenderne tutti i dettagli, a essere capaci di esprimersi come lui, e talvolta anche di rimpiazzarlo.

Sotto la direzione di un Maestro autentico si impara a fare un buon uso dei tre elementi, il corpo, la mente e le parole e il discepolo ha un debito verso il Maestro.

La gloria del Maestro sono i discepoli, nei quali si rispecchia e sopravvive

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